CIAO, SONO MYRIAM LOPA

Myriam sfondo nero sorriso_n

Mi chiamo Myriam (con la Y!) e sono un’Artistic Coach. In tutti i sensi.

Sono innamorata della vita a cui cerco di dare i colori che desidero e sono una ballerina.

Non sono sempre stata così. Determinata si, ma il mio slogan era ‘’aspettati il peggio per gioire del meglio’’ (:(!) perché mi sembrava che la vita mi avesse insegnato così.
Ora l’ho cambiato in “aspettati il meglio per gioire del meglio e nel frattempo datti da fare’’

MY1
Myriam Lopa

Sono nata in una famiglia benestante che mi ha insegnato a rispettare i valori dell’etica, dell’onestà, dell’amore verso il prossimo e della cultura come strumento di crescita.

Ringrazio i miei genitori per questi insegnamenti, che mi hanno permesso di diventare luce anche nei momenti più bui della vita (eh sì, ne ho passati anch’io!)

A lungo sono stata in balia degli eventi, delle persone, dei giudizi degli altri.
Ora sono una persona felice, libera, che compie scelte anche difficili con la serenità nel cuore. A 43 anni ballo in una compagnia di danza assieme a ragazze che hanno 10 anni meno di me, ma nessuno se ne accorge.Faccio tree climbing, volo dell’angelo, ponte tibetano perché amo provare cose nuove. Adoro le altezze. Mi è sempre piaciuto “volare’’.

CREDI IN TE STESSA!

COSA CI HANNO INSEGNATO FINO AD OGGI

psicologo torino

Adoro il mio lavoro e sono grata alla vita per tutte le esperienze che mi sono state concesse, anche quelle negative, perché mi hanno permesso di essere quello che sono oggi.
Io mi amo profondamente, senza arroganza, ma solo perché penso di meritarmelo, come se lo meritano tutti gli essere umani su questa terra, anche se non lo sanno.
Il motivo per cui ti racconto questo è perché ti voglio subito far entrare nell’ottica dei concetti base che ti permetteranno di essere una persona che prende in mano la sua vita.
Tu sei l’autore della tua vita, tu sei il pittore della tua vita, l’artista che deciderà chi vuole essere e cose vuole avere.
Strano eh?

 Per anni, come me, ti sarai sentito dire che qualcuno o qualcosa poteva decidere per il tuo destino: prima i genitori, magari, poi la scuola, gli insegnanti, il marito o la moglie, lo Stato, addirittura il destino!

Accidenti! Ed in tutto questo che funzione hai tu? Allora perché fare tanto, provare tanta frustrazione solo ed unicamente per sopravvivere? È meglio vivere, no?
Qualche anno fa mi capitò in mano The Secret. O, meglio, me lo regalarono.
Era un momento particolare, di scombussolamento sentimentale e magicamente mi arrivò quel libro.
Fu un primo passo.
I contenuti furono una folgorazione perché mi si è instillata nella mente l’idea che noi MERITIAMO di essere felici, MERITIAMO di avere la vita che vogliamo avere. Questo è vero qualunque sia la tua convinzione.
È un concetto che va al di là di quello che ci hanno sempre insegnato, al di là della nostra condizione sociale, del reddito, dell’aspetto e della religione.
Non siamo su questa terra per soffrire. Siamo su questa terra per creare, plasmare la vita che desideriamo.
E ce la possiamo fare, anzi direi che dobbiamo farlo, per noi stessi e perché solo una persona soddisfatta di sé può essere ciò che vuole nelle altre aree della vita!!

ferita da ingiustizia
cropped-cropped-Myriam-Lopa-10-1.jpg

 Lo so, è tutta la vita che ci dicono altro. Ci dicono chi siamo, quanto valiamo e facendo che cosa.
Ci hanno detto chi dovevamo essere, che tipo di lavoro potevamo ambire a fare per poi dirci che c’è la crisi e quindi avremmo dovuto accontentarci di altro.
Ci hanno detto che si lavora per forza dal lunedì al venerdì, che il lavoro serve a sopravvivere, ma non a vivere. Che bisogna passare 8 ore in un posto che detestiamo, facendo cose che non sono nostre, perché ‘’almeno hai un lavoro’’ spegnendo la fantasia, i sogni ed i desideri, aspirando alla pensione per fare cose che vorremmo fare ora.
Ci hanno detto che se sbagli verrai giudicato e probabilmente perderai l’affetto di alcune persone.
Ci hanno detto che il giudizio degli altri è importante, che siamo troppo alti, troppo bassi, troppo impulsivi, troppo sognatori, troppo timidi e molte altre cose.
Ci hanno detto che il successo viene misurato dal numero di cose che hai, non dalla quantità di felicità che c’è nella tua vita.
Ci hanno detto che l’amore, gli affetti, vengono dopo il lavoro.
Ci hanno insegnato ad essere infelici per scelta. Ogni giorno che il sole sorge su questa terra scegliamo di essere infelici e di rinunciare ai nostri sogni pensando, tra l’altro, che siano idee nostre. Questo lo chiamiamo ‘’tenere i piedi per terra’’.
Ci hanno detto che bisogna condurre vite anacronistiche in cui da giovane devi comportarti da anziano, ma da anziano puoi comportarti da giovane.

L’URLO DELL’EROE

Ma c’è sempre un momento, un attimo, un barlume in cui il nostro VERO IO si fa sentire, fa capolino e c’è quella spinta, quella vocina interiore che ci dice ‘’NO NO BASTA! NON CE LA FACCIO PIU’ ‘’.
Il disagio; un disagio pazzesco, insopportabile, anche se breve. Compare per un momento, dà traccia di sé e noi giù a soffocarlo, senza chiedere nemmeno cosa significasse.
A me è capitato soprattutto guardando capi padroni che tenevano imbrigliati padri di famiglia sotto il giogo della minaccia perché ‘’c’è la crisi e dove lo trovi un altro posto’’. Mi sono sempre arrabbiata anche per le ingiustizie subite da altri.
E giù, a chinare la testa, rigurgitando bile ed ingurgitando mortificazioni.
Per un certo periodo è accaduto anche a me. Ho trovato capi vessatori, maleducati, padronali, senza alcun accenno di leadership e di autorevolezza, venduti al guadagno facile per sé.
È successo ai miei amici, alcuni di loro ancora sono in questa situazione, a conoscenti, parenti, amici di amici etc.
Persone che per esempio ‘’tengono famiglia’’ perché è un loro valore fondamentale, quindi fanno figli, ma non li vedono crescere, se ne accorgono troppo tardi ed a questo punto magari si rifugiano nei bar a riempire la pancia con l’illusione di colmare l’anima.

gratitudine

LA PAURA CI GOVERNA

Abbiamo paura di non avere denaro e facciamo in modo, inconsapevolmente, di non averne conservando situazioni scomode come scarpe di 3 numeri in meno.
Abbiamo paura della solitudine e ci proteggiamo non fidandoci degli altri ‘’che tanto ci faranno del male’’ per poi terminare in interminabili aperitivi nel ‘’solito posto’’ al bar i cui avventori spesso diventano quanto di più simile ci possa essere ad una famiglia.
Non c’è giudizio in tutto ciò, ma consapevolezza di quanto potremmo fare per noi stessi se ci fermassimo un attimo a pensare.
Ecco. Non ci hanno nemmeno abituati a pensare.
A cosa poi?