Problem Solving: le migliori strategie mentali per risolvere i problemi

Problem solving: ti piacerebbe saper affrontare nel migliore dei modi le sfide quotidiane che la vita ti propone?

Se la risposta è “sì”, continua a leggere: ti darò degli utili consigli che ti aiuteranno a sviluppare e implementare la tua attitudine al problem solving.

Problem solving: tutti affrontano importanti sfide

Che ti piaccia o no crederlo, tutti hanno i loro “problemi”, pensieri e sfide da affrontare. Anche quando pensiamo che una persona abbia “tutto”, in realtà stiamo vedendo solo una parte molto limitata della sua vita. Quante volte, conoscendo più a fondo le persone, abbiamo detto “non avrei mai immaginato che tu stessi passando questo”? Scommetto che è capitato anche a te almeno una volta nella vita! 🙂

Quindi, se una persona ti sembra essere più “fortunata” di te, molto spesso ha semplicemente sviluppato un’attitudine al problem solving migliore della tua, usando la mente a proprio vantaggio per ottenere risultati efficaci e spesso veloci.

Vediamo insieme quali possono essere le migliori strategie di problem solving.

1. USA LA TESTA!

Eh sì, è dalla tua testa che parte tutto! Scegli di “pensare in maniera calma”, quasi come se il problema non fosse il tuo. Distaccati dalla questione e analizzala “quasi con indifferenza”, come se fosse un quadro che devi guardare da lontano per poterne cogliere i particolari.

2. PROPONI A TE STESSO DELLE SOLUZIONI

Smettila di pensare al problema e focalizzati solo ed esclusivamente sulla soluzione. La soluzione può non avere effetti immediati, potrebbe richiedere delle azioni continuative da applicare con costanza e quotidianamente. Ma tu non avere fretta: qualunque sia la portata del tuo problema, ricorda: anche i miracoli richiedono del tempo!

3. SDRAMMATIZZA E SORRIDI!

Per spiegare meglio l’importanza del sorriso nel processo di risoluzione dei problemi ti racconto questo aneddoto.

Un giorno un padre, rientrato a casa, trovò questa lettera sul tavolo:

«E’ con grande rammarico e dispiacere che ti scrivo. Sono dovuto fuggire con la mia nuova fidanzata perché volevo evitare scenate con mamma e con te. Provo una vera passione per Stacy, lei è così bella, ma sapevo anche che non avresti dato la tua approvazione a causa dei suoi piercing, dei tatuaggi, dei vestiti stretti che indossa e per il fatto che lei è molto più grande di me. Ma non è solo una questione di passione, papà: lei è incinta. Stacy dice che insieme saremo molto felici. Possiede un caravan nei boschi e ha una pila di legna da ardere per tutto l’inverno. Noi condividiamo un sogno: avere molti altri bambini».

«Stacy – prosegue la lettera – mi ha aperto gli occhi sul fatto che la marijuana, in realtà, non fa male a nessuno. La coltiveremo per noi stessi e per altre persone in cambio di tutta la cocaina e l’ecstasy che vogliamo. Nel frattempo, preghiamo affinché la scienza trovi una cura per l’Aids in modo che Stacy possa migliorare e stare bene. Sicuramente se lo merita. Non ti preoccupare, papà. Ho 15 anni e so come prendermi cura di me stesso. Sono sicuro che un giorno torneremo a incontrarci, in modo che tu possa conoscere i tuoi tanti nipoti. Con amore, Joshua».

Ma la lettera non finisce così: c’è un post scriptum con colpo di scena.
«Papà, nessuna delle cose che ho scritto sopra è vera. In questo momento sono a casa di Jason. Volevo solo ricordarti che nella vita ci sono cose peggiori rispetto alla pagella che ti ho lasciato sul tavolo della cucina.»

Divertente, vero? 😉

Ed è proprio così: anzi, sdrammatizzare è forse la parte più importante. Perché uno dei motivi per i quali i problemi diventano “grandi” è che siamo noi stessi a ingigantirli. Magari con urla, agitazione, pianti.

E se invece fossero una bella opportunità di rinascita e crescita?

Scrivimi cosa ne pensi nei commenti!

Al prossimo post.

Myriam

 

Autostima ed effetto pigmalione: sapevi che…?

Ciao! Oggi ti voglio parlare di un argomento che, a mio modo di vedere, è molto interessante: l’autostima legata all'”effetto pigmalione” e alla fiducia nelle capacità degli altri.

La più grande sfida con se stessi e con le persone che abbiamo intorno è proprio quella di avere fiducia personale e nel prossimo.


Avere fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri è una forma di generosità e di gratitudine. E’ statisticamente comprovato che le persone generose  e dall’autostima forte tendono ad avere più fiducia nelle capacità altrui, ancor prima che queste vengano portate alla luce da fatti concreti.

Avere fiducia negli altri è facile quando hanno già comprovato e confermato i loro talenti o capacità. Più difficile è il contrario, perché presuppone forza interiore, ottimismo e una sana opinione di se stessi e degli altri.


Autostima ed effetto pigmalione: gli esperimenti

Cos’è l’effetto Pigmalione e perché è collegato all’autostima?

L’effetto pigmalione è conosciuto anche con il nome di “profezia autoavverante” o come effetto Rosenthal dal nome dello psicologo tedesco che per primo parlò di questo fenomeno.


Per fare un esempio pratico, basta citare l’esperimento condotto dallo stesso Robert Rosenthal e dalla sua equipe che sottoposero alcuni bambini di una scuola elementare a un test d’intelligenza. Dopo il test, in modo casuale, vennero selezionati alcuni bambini ai cui insegnanti fu fatto credere che avessero un’intelligenza sopra la media.

La suggestione fu tale che, quando l’anno successivo Rosenthal si recò presso la scuola elementare, dovette costatare che, in effetti, il rendimento dei bambini selezionati era molto migliorato e questo solo perché gli insegnanti li avevano influenzati positivamente con il loro atteggiamento, inconsapevoli del fatto che fosse tutto legato alla suggestione.

Cit. da “www.sapere.it”


E se stai pensando che attiviamo questi meccanismi nella vita di tutti i giorni, hai proprio ragione. A volte ne siamo vittime, soprattutto se non li conosciamo.

Eppure è proprio così: molto spesso le persone tendono a darti ciò che tu ti aspetti da loro. Se ti aspetti il peggio probabilmente te lo daranno, e via così per questa strada.

Siamo molto sensibili al modo con cui ci trattano gli altri, come puoi appurare anche a questo link.

Se ti interessa approfondire l’argomento scrivimi alla sezione “contatti” a questa pagina.

Al prossimo post!

Myriam

Ferita da rifiuto: ecco perché potresti soffrirne

Abbiamo visto la ferite da abbandono, da umiliazione, da ingiustizia.

Un’altra delle ferite di cui soffrono parecchie persone è la ferita da rifiuto.

Si forma in età infantile, come tutte e cinque le ferite emozionali.

La ferita da rifiuto, nello specifico, pare avere origine dal momento del concepimento fino al primo anno di nascita. Si forma solitamente nel rapporto col genitore del sesso opposto. E che cosa accade? Che il bambino sente di non avere il diritto di esistere.

Questa percezione deriva da una serie di fattori che sono relativi a come il genitore del sesso opposto si approccia al bimbo.

Un esempio calzante potrebbe essere quello di una madre particolarmente assente a livello emotivo. Il bambino la percepisce come presenza fisica, ma non come presenza emotiva. Ecco perché non si instaura la ferita da abbandono: la madre fisicamente è lì, si sta prendendo cura dei bisogni primari di suo figlio.

Però, non essendoci a livello emotivo e comunque non trascorrendo il tempo col bimbo, quella che si instaura è proprio una ferita da rifiuto.

Ferita da rifiuto: cosa capita al bimbo?

Il bambino soffre, perché sente di non avere il diritto di esistere. Si forma in questo modo la maschera di protezione. Come ho già detto nei miei precedenti articoli che trattano le cinque ferite, per ogni ferita emozionale si sviluppa una maschera che fa in modo di percepire meno il dolore e di trascorrere una vita più serena.

La maschera del fuggitivo cresce con l’evoluzione della persona.

Ricordati che statisticamente ogni persona soffre di una ferita emozionale se non la riconosce e non interviene.

Riconoscere una ferita emozionale, benché non sia semplicissimo, non è comunque così complesso.  Anche perché, se hai letto i miei precedenti articoli, hai compreso che la ferita emozionale si riconosce spesso persino nei tratti fisici!

Certo, non fraintendermi, è necessario sempre l’occhio esperto di un bravo psicologo! 😉

Il corpo segue tantissimo la mente, quindi chi soffre di una ferita piuttosto che di un’altra presenta dei tratti fisici diversi e particolari.

Il fuggitivo chi è quindi? Come si comporta la persona che indossa questa maschera?

Il fuggitivo cerca di non provare più il dolore del rifiuto. Quindi cerca sempre di farsi “piccolo piccolo”, tende a non affrontare le situazioni e identifica continue vie di fuga. Quando non si sente a suo agio cerca di dileguarsi, di “non esistere”. Il suo pensiero inconscio è:

Se io fuggo, non posso essere rifiutato!

Ora vediamo insieme più nello specifico le caratteristiche dominanti di chi soffre di questo tipo di ferita:

Caratteristiche di chi soffre di ferita da rifiuto (maschera del fuggitivo)

RISVEGLIO DELLA FERITA: dal concepimento fino all’anno di età. Non sentirsi in diritto di esistere con il genitore dello stesso sesso.
MASCHERA: fuggitivo.

CORPO:contratto, striminzito, smilzo o frammentato.

Occhi: piccoli,con un’espressione di paura, o con l’impressione che ci sia una maschera intorno agli occhi.

VOCABOLARIO: “una nullità, niente, inesistente, scomparire”

CARATTERE: distaccato dalle cose materiali, perfezionista, intellettuale, passa attraverso fasi di grande amore alternate a odio profondo. Non crede di aver il diritto di esistere; difficoltà sessuali. Si crede uno assoluto, senza valore. Cerca la solitudine; evanescente, ha la capacità di rendersi invisibile. Trova vari modi per fuggire; facilmente si esilia sul piano astrale. Si crede incompreso; difficoltà nel lasciar vivere il proprio bambino interiore.

MASSIMA PAURA: il panico.

ALIMENTAZIONE: emozioni o paura gli tolgono l’appetito. Porzioni piccole. Per fuggire: zucchero, alcol o droga. Predisposto all’anoressia.

POSSIBILE MALATTIE: pelle, diarrea, aritmia, cancro, problemi respiratori, allergie, vomito, svenimento, coma, ipoglicemia, diabete, depressione con intenti suicidi, psicosi.

Osservazioni che servono a mettere in evidenza le differenze comportamentali legate alla maschera.

Il fuggitivo ha una voce spenta,debole;
Il fuggitivo non ama particolarmente la danza.Quando balla,si muove poco,in modo evanescente,per non farsi notare.Ciò che ne emana,è un “non guardatemi troppo”;
Il fuggitivo preferisce una macchina con i coloro scuri,che passa inosservata. Puoi applicare questa caratteristica ad altre categorie di acquisti, oltre che al tuo modo di vestirti;
Il fuggitivo si fa piccolo piccolo sulla sedia,e gli piace molto nascondere i piedi sotto le cosce. Dal momento che non è radicato in terra,può allora più facilmente fuggire.

In conclusione

Ora che hai compreso di più e magari ti sei riconosciuto in questa ferita, potresti volerne sapere di più.

Sicuramente puoi contattarmi qui per un consulto, oppure puoi approfondire il discorso attraverso questo speciale corso che ho preparato appositamente per te.

In alternativa, puoi anche commentare qui sotto.

Ti aspetto al prossimo articolo, dove scopriremo l’ultima delle cinque ferite emozionali.

Ciao!

Myriam